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qual è attualmente la diffusione dei defibrillatori nelle aziende pubbliche e private? La parola a chi commercializza i defibrillatori semiautomatici in ambito non ospedaliero. PDF Stampa E-mail
Salute & Benessere
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Abbiamo incontrato il Dott. Morini, Amministratore dell’azienda Informare i Medici Commercial S.r.l., che opera nel settore sanitario e particolarmente nell’ambito della sicurezza e prevenzione, per capire quale sia la richiesta da parte delle azienda pubbliche e private di defibrillatori semiautomatici.


Roma, 21 Marzo 2011: nell’ambito della nostra inchiesta sulla diffusione dei defibrillatori semiautomatici negli ambienti non ospedalieri, abbiamo raccolto la testimonianza di chi commercializza questi strumenti di primo soccorso da circa dieci anni, per capire come stia evolvendo il mercato e quale sia la richiesta da parte di aziende pubbliche, private e associazioni.

Il Dott. Morini, amministratore di una delle aziende leader sul mercato, specializzata nel campo del primo soccorso ci ha illustrato il proprio punto di vista sulla diffusione dei defibrillatori e ha condiviso con noi la propria esperienza in questo campo. L’azienda della quale è a capo commercializza in esclusiva per l’Italia uno dei defibrillatori semiautomatici più innovativi sul mercato, con caratteristiche esclusive e di ultima generazione. Il pacchetto di fornitura dell’apparecchio prevede anche il corso specifico di addestramento del personale che dovrà utilizzarlo, da effettuarsi presso una delle associazioni abilitate.

Abbiamo chiesto al Dott. Morini quale sia la sua opinione sulla diffusione dei defibrillatori in ambito non ospedaliero e cosa si possa fare per incentivarla. Il suo punto di vista è naturalmente quello di incrementare le vendite e quindi di favorire la diffusione dei defibrillatori in ambiente extra-ospedaliero, ma, come afferma, mancano normative specifiche che rendano obbligatoria la dotazione di questi preziosi strumenti salvavita presso tutte le aziende pubbliche e private.
 
Mancando ancora una piena consapevolezza dell’utilità dei defibrillatori in caso di attacco cardiaco, senza una specifica legge che renda obbligatorio dotarsi di tali strumenti si lascia alla singola realtà imprenditoriale la decisione di investire o meno in tale senso. Inoltre, secondo il Dott. Morini, è complesso anche incentivare il personale che dovrà seguire i corsi per l’utilizzo dei defibrillatori. Soprattutto per la aziende pubbliche che dovrebbero inserire nel bilancio queste voci di spesa. Sarebbe utile invece inserire l’acquisto dei defribrillatori e l’addestramento del personale all’interno dei piani per la sicurezza sul lavoro (ex. legge 626) che prevedono già l’obbligatorietà dell’acquisizione di presidi per la sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

Altro punto dolente secondo il Dott. Morini è la scarsità di fondo pubblici destinati all’acquisto dei defibrillatori. Molte promesse ma poca concretezza, a suo avviso stanno circoscrivendo le azioni pubbliche atte a migliorare la sicurezza e in particolare la diffusione dei defibrillatori in ambiente non ospedaliero. I fondi promessi sono in gran parte ancora da destinarsi e quelli stanziati risultano ancora troppo esigui. In ambito sportivo ad esempio, sono stati recentemente destinati 50 defibrillatori ad altrettante società sportive nell’ambito dell’operazione regionale per al sicurezza nello sport. Tale iniziativa secondo il Dott. Morini è lodevole ma rimane comunque un piccolo contributo: solo nel Lazio infatti sono presenti più di 5000 società sportive e 50 defibrillatori sono una goccia nel mare.

Ancora molto quindi occorre fare per aumentare la diffusione dei defibrillatori in campo non ospedaliero e contrastare la scarsa consapevolezza di quanto sia importante questo presidio medico, che da solo può salvare molte vite.

Daniela Bertoni

 

 

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