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Celebrata a Roma la giornata mondiale dell'alimentazione 2011 PDF Stampa E-mail
Salute & Benessere
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“Prezzi degli alimenti, dalla crisi alla stabilità”. Questo il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione promossa lo scorso 16 ottobre dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura.

 

Roma 24 ottobre 2011 - A partire dal 2006, i prezzi degli alimenti di base sui mercati internazionali hanno subito forti oscillazioni, dopo un lungo periodo di stabilità che ha caratterizzato gli anni compresi tra il 1975 e il 2000. Mais e riso, in particolare, hanno fatto registrare i valori più alti nel giugno del 2008, per poi calare a seguito della grave crisi finanziaria che ha colpito l’intero pianeta. Dal 2010 ad oggi di nuovo un’inversione di tendenza: il prezzo dei cereali ha subito un’impennata del 50% ed ha continuato la sua corsa al rialzo nel 2011.

Quali le conseguenze di tali fluttuazioni? Secondo la Banca Mondiale, l’aumento del costo degli alimenti ha spinto nella povertà estrema quasi 70 milioni di persone e i più colpiti sono i Paesi in via di sviluppo, dove vive il 98% di chi soffre la fame. Gli “alti” e “bassi” delle quotazioni rischiano di mandare in rovina tanti piccoli produttori e la ragione è semplice: per decidere quanto produrre, l’agricoltore deve prevedere con mesi di anticipo il prezzo delle colture al momento del raccolto. Questo è possibile se le quotazioni di mercato si mantengono stabili nel lungo periodo; ad esempio, in previsione di prezzi alti gli agricoltori pianteranno di più, nella prospettiva di un guadagno più elevato; se invece il trend sarà al ribasso, pianteranno meno colture, risparmiando sui costi. Le rapide oscillazioni dei prezzi rendono più difficili le previsioni e così gli agricoltori rischiano di produrre troppo o troppo poco. Perché, nel giro di pochi anni, il mercato delle materie prime è diventato così turbolento?

La ragione principale è la diminuzione degli aiuti ufficiali all’agricoltura nel corso degli ultimi 30 anni, che ha comportato minori investimenti in ricerca, istruzione e tecnologie soprattutto nei Paesi più poveri. Il taglio di risorse destinate alle economie più deboli ha impedito la creazione di nuove infrastrutture, limitando lo sviluppo dei mercati agricoli locali e quindi la loro autonomia produttiva; una situazione che ancora oggi costringe molte nazioni del terzo mondo a ricorrere alle importazioni, alimentando il rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli.

Anche l’aumento della popolazione mondiale concorre a tenere alte le quotazioni, con circa 80 milioni di nuove bocche da sfamare ogni anno, un dato che evidenzia in tutta la sua drammaticità il “rischio sopravvivenza” di intere comunità: secondo gli esperti, per far fronte alla crescita demografica dei paesi in via di sviluppo, la produzione alimentare dovrebbe infatti raddoppiare entro il 2050. Un altro fattore che incide sui prezzi è l’espansione delle economie emergenti, con un numero sempre maggiore di persone che consuma carne e prodotti caseari e il conseguente incremento della domanda di cereali foraggeri e di altre materie prime. La brutta notizia è che questa “volatilità” dei prezzi, secondo gli economisti, potrebbe continuare anche nei prossimi anni. Diventa quindi non più prorogabile un’azione incisiva della comunità internazionale per stabilizzare i mercati, a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione mondiale.

                                                                                          

Giuseppe Lai

 

 

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