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| Il Teatro ai tempi delle sit-com: la Compagnia teatrale “Il Sogno” e i suoi giovani talenti |
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La prima romana de “Una notte di mezza estate contemporanea”svoltasi il 18 febbraio scorso all’Albertino segna un punto in più al talento giovanile. L’amore ai tempi delle sit-com… verrebbe da dire parafrasando García Marquez, dopo aver assistito allo spettacolo di sabato 18 febbraio della Compagnia “Il Sogno”. Roma 24 febbraio 2011 - Una compagnia capitanata dal giovane regista Ivan La Pegna che con coraggio ha riunito, ad ottobre scorso, un gruppo di attori in erba dalle doti già evidenti e vivaci per creare una sinergia fuori dal comune. Chissà se Shakesperare avrebbe gradito l’adattamento della sua commedia scritta a fine ‘500, “Sogno di una notte di mezza estate”, tra le prime del periodo; probabilmente avrebbe apprezzato il taglio innovativo e la speciale energia che caratterizza questi giovani attori una volta riunitisi per un progetto. “Una notte di mezza estate contemporanea” ha infatti rivisitato questa commedia shakespeariana non solo nella mise en scène, nella costruzione scenica, bensì anche nell’approccio moderno e nei contenuti. Poiché se è vero che Sogno di una notte… di Shakespeare trattava della superficialità di certi amori e del matrimonio in genere, la versione sperimentale andata in scena ha voluto inserire altri elementi, quali la biomeccanica di Mejerchol'd e la caratterizzazione dei personaggi, così come alcuni elementi di psicologia. C’è insomma tutto il Novecento in questa sperimentazione riuscita. Regione Digitale li ha incontrati dopo la prima, quando, ancora accaldati e su di giri per gli applausi ricevuti, avevano stampato sul volto tutta la meraviglia per l’entusiasmo raccolto dal pubblico e insieme la consapevolezza di aver dato il meglio ed esserci riusciti. Ivan La Pegna ci ha spiegato come la costruzione scenica e l’artificio dei flash-back siano stati ispirati dall’invasione ormai continua che le sit-com hanno nella programmazione televisiva; alcune di queste anche ben riuscite (da quelle tipicamente americane alla fortunata serie italiana “Boris” andata in onda su Fox dal 2007 al 2009). Quelli i ritmi e gli spazi, mentre la scarna ambientazione scenica ha dato leggerezza ai movimenti. Ivan ha “fatto lavorare il corpo” come ci ha spiegato perché “il corpo prima dell’espressione e dell’interpretazione parla al pubblico e sa trasformare un lavoro di recitazione in teatro”. I ragazzi, uno ad uno poi, hanno spiegato qual è stata la loro carta vincente: quel lavoro quotidiano fatto prima su sé stessi poi sul gruppo che ha creato professionalità e complicità, in un unicum. Una sorta di vero e proprio training che ha fatto scaturire la giusta energia. Tra le tecniche utilizzate dal regista, quella di creare l’atmosfera propria della commedia, ossia il sogno, attraverso la musica (elettronica) e materiali di scarto, anche quello facente parte del quotidiano: l’immondizia accatastata come unica scenografia del bosco partenopeo. Allo stesso modo rivestire di simboli gli stessi personaggi (la cravatta per rappresentare il potere), o la simbologia insita nell’utilizzo della fatina (l’odierna tecnologia che spesso può giocarci brutti scherzi oltre che essere compagna inseparabile del progresso) sono tutte modalità per stare dentro il reale, interpretarlo e affrontarlo anche. Così mentre Shakespeare e le sue opere, nonostante il lasso di tempo trascorso, si dimostrano viepiù sempre attuali, la concezione del teatro può cambiare e trasformarsi al passo e al ritmo odierni e spesso in modo critico. Le repliche continuano anche a Napoli presso il Teatro La Giostra, 12 e 13 marzo. |














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