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Piano rifiuti: Legambiente, molteplici elementi non convincono
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Dall’associazione la richiesta alla Regione di “mettere soldi e definire nel dettaglio il piano investimenti”  

 

Roma 20 gennaio 2012  - “Nel piano rifiuti ci sono molteplici elementi che non convincono, ma almeno la Regione metta sul tavolo i soldi necessari per permettere ai Comuni di raggiungere gli obiettivi fissati dal piano stesso per riduzione, riuso e porta a porta”. Questa la richiesta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, che con in una nota ha commentato il Piano Rifiuti  approvato  in via libera in consiglio regionale, lo scorso 18 gennaio, con 40 voti a favore e 23 contrari.

“Non si può – aggiunge Parlati - solo far proprio l'obiettivo di legge del 65% al 2012 e poi subito rincorrere la possibilità delle deroghe. Servono convinzione e scelte concrete su tempi e modalità, ma soprattutto investimenti seri per raggiungere gli obiettivi che si fissano. Altrimenti lo 'scenario di piano', che risponde alle norme di legge, sarà superato dall'assurdo 'scenario di controllo' e il pasticcio sarà servito, visto l'attuale ridicolo 15% di differenziata del Lazio.” 

Legambiente Lazio torna a criticare  lo “scenario di controllo” inserito nel testo del piano , definendolo “surreale”.  Lo scopo “puramente descrittivo” con cui si “valuta il fabbisogno impiantistico dedicato al trattamento dei rifiuti urbani nel caso in cui non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia una crescita ‘inerziale’ della produzione dei rifiuti”. Stando all’associazione ambientalista con il piano rifiuti approvato dal consiglio regionale non solo non si raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal Piano in linea con la normativa vigente, ma si ha addirittura “una crescita pari alla media dell’incremento annuo del triennio 2006-2008”. Senza contare che la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulta in linea con quella autorizzata.

“Per evitare di ritrovarci i rifiuti per strada - afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio - va subito definito un piano dettagliato per la raccolta differenziata porta a porta, la riduzione e il riuso. E' molto preoccupante, infatti, l'abuso che nel piano e nello 'scenario di controllo' si fa delle discariche, legato a numeri davvero sovrastimati per il trattamento meccanico biologico, dal quale escono un 35% di CDR, un 2% di metalli ,ma il 63% di materiali che continuano a finire in discarica tra scarti, FOS e perdite di processo. Insomma – conclude - siamo alle solite: il piano rifiuti rischia di fatto di servire solo a giustificare l'autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero e con decisione la strada della riduzione, del riuso, della differenziata”. 

Un altro punto del neo piano rifiuti che Legambiente non condivide riguarda l’incremento della produzione rifiuti prevista, basata su “irragionevoli indicatori socio-economici, quali PIL e spese per famiglie residenti”. Stando alle valutazioni fatte da Legambiente Lazio dalle 3.332.572 tonnellate di rifiuti solidi urbani, registrate nel 2009 nel Rapporto rifiuti ISPRA, si passerebbe a ben 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017, con una crescita costante.
Su questi numeri poi, si applicherebbero le azioni di prevenzione, anche se da questo punto di vista pure il consiglio regionale è scettico riguardo agli interventi proposti sono “difficilmente quantificabili perchè spesso legati alla sola responsabilità dei cittadini, in quanto consumatori, e troppo poco a quella dei distributori e dei produttori”.

“Eppure – denuncia Legambiente Lazio - negli ultimi anni la produzione è diminuita senza particolari azioni di prevenzione da 3.343.551 tonnellate del 2008 a 3.332.572 tonnellate del 2009 e, se si valuta la produzione pro-capite, la diminuzione è stata costante in tutto l'ultimo quinquennio”. 

F.T.

 

 

 

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