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Da Milano Bossi lancia l’ultimatum a Berlusconi per un’intesa contro Monti
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Reazioni a valanga da Roma: Alemanno e Zingaretti infastiditi dai continui attacchi contro la Capitale. E nella Lega resta l’incognita: è pace fatta con Maroni?

Roma 23 gennaio 2012 – Reazione a valanga per l’ultimatum che il leader del Carroccio ha lanciato all’ex alleato di governo Silvio Berlusconi. Dal palco di piazza Duomo a Milano, nel corso della manifestazione di ieri organizzata dalla Lega contro il governo Monti, Umberto Bossi è un fiume in piena e ne ha per tutti: critiche all’esecutivo tecnico, ma soprattutto avvertimenti per l’ex premier Berlusconi.
“O lo fa cadere o la Lega toglie il sostegno al governo della regione Lombardia, dove ogni giorno ne arrestano uno”. Ha detto ieri Bossi nei confronti Berlusconi, chiamandolo in causa contro il governo Monti, tanto contestato dalla Lega. “Senza sfiducia all'esecutivo - ha aggiunto con un velato invito al dialogo - Berlusconi non può pretendere di parlare con noi". Ma poi sfiora quasi l’intimazione: “Berlusconi, la Lega ti obbliga alla scelta, non si può tenere due piedi in una scarpa”. Parole che a Roma hanno infastidito il primo cittadino, Gianni Alemanno, ma anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

“Le rozze e disgustose minacce di Umberto Bossi vanno rinviate al mittente senza alcuna esitazione. Non possiamo e non vogliamo accettare ricatti, anche perchè la Lega non ha i numeri per far cadere la giunta della Lombardia mentre il Pdl è determinante per sostenere i governatori leghisti del Veneto e del Piemonte”. Ha replicato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
“Ormai Bossi – ha aggiunto il primo cittadino della Capitale - è diventato un caso di follia, incapace di esprimersi senza vomitare insulti contro Roma e senza lanciare ricatti in ogni direzione. Ne prendano atto tutti dentro e fuori la Lega, per voltare pagina di fronte a una situazione ormai divenuta insostenibile. Il futuro del centrodestra – ha concluso Alemanno - si può costruire soltanto chiudendo definitivamente la porta di fronte a simili provocazioni”.

Dura la anche la reazione di Zingaretti che afferma che su Bossi “ormai non si può provare che umana pietà”. “Queste continue offese a Roma ed ai romani ci hanno però stancato. E pensare – ha replicato il presidente della Provincia di Roma - che questo signore fino a pochi mesi fa era un ministro della Repubblica di un Governo di centrodestra. L'unica amarezza – ha detto Zingaretti - è che Roma, in questi anni, per colpa sua e di chi gli ha consentito di ricoprire incarichi così importanti, abbia pagato un prezzo altissimo”. Ma il Senatur non ci sta alle critiche e prova a spiegare meglio quanto detto sul palco in Piazza Duomo. “In realtà l’uscita andrebbe letta - ha spiegato, a quanto si apprende, lo stesso Bossi nella riunione di via Bellerio dopo la manifestazione - come un messaggio a Berlusconi per dire che, tolto il sostegno a Monti, non ci sono ostacoli ad un ritorno al dialogo, e magari ad una nuova alleanza con il Pdl.
Insomma andrebbe interpretata in quest’ottica la laconica dichiarazione al termine dell'incontro di Roberto Maroni: “Nessun ricatto. Noi facciamo politica”. Anche perchè, è stato fatto notare da uno dei partecipanti all'incontro, che la caduta di Formigoni potrebbe avere un effetto domino sulle giunte Lega-Pdl di Piemonte e Veneto, guidate dal Carroccio. Il nuovo fronte esterno, quello del rapporto col Pdl e di eventuali elezioni anticipate, è stato aperto anche con lo scopo ricompattare i vertici della Lega, che rimangono divisi nonostante il “passo indietro” fatto nell'ultimo incontro in via Bellerio non solo dall'ex capogruppo Marco Reguzzoni, ma anche dallo stesso Bossi, come ha spiegato ieri, e da Maroni.

Ma forse l’effetto ottenuto non è stato quello preventivato dal Senatur che comunque anche sulle questioni di riappacificazioni interne alla Lega ha convinto poco: tutti, del resto hanno notato il mancato invito ad intervenire sul palco nei confronti di Maroni. Un’ulteriore riprova che le ferite dei giorni scorsi siano già rimarginate. L'auspicato abbraccio tra Maroni e Reguzzoni, sul palco, alla fine non c’è stato. E nemmeno una stretta di mano.
Che il braccio di ferro all’interno della Lega inizi proprio ora in vista dei congressi?

Francesca Toscano

 

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