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“Storie Bastarde” di Davide Desario - Prefazione Giancarlo de Cataldo (pagg. 179 Avagliano Editore) PDF Stampa E-mail
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Nella prefazione di Giancarlo de Cataldo che accompagna il libro, “Storie Bastarde”, uscito nel 2010 ma che oggi con la criminalità romana cittadina e di borgata tornata ai disonori della cronaca, tocca un’attualità incredibile, il riferimento alla periferia come luogo di elezione di altrettanti personaggi periferici la dice lunga: (Pasolini, Gadda, W. Siti, ecc):”un lombardo, un friulano, un emiliano: quasi a testimoniare che la periferia è luogo d’elezione dei periferici, della provincia che sbarca a Roma e, da che mondo è mondo, la studia conosce  descrive e  illustra.”  


Roma 30 dicembre 2011 - Le Storie Bastarde di Davide Desario, caposervizio cronaca di Roma per “Il Messaggero”, ripercorrono nel costume e nella società il periodo che va dai fine anni ’70 agli inizi dell’80, attraverso alcune note musicali più popolari del tempo o più vicine all’autore. Un contrappunto sonoro che poi ha anche avuto una simpatica versione de Er Piotta per il book trailer (e del gruppo San la Muerte): basta un clic su Youtube.

Il legame fra le storie bastarde e le canzoni è un’idea dello stesso autore: una passione quella musicale che si intreccia con la sua esperienza e la sua professione. “Le canzoni non potevano essere ricercate o d’autore proprio perché accompagnavano quegli anni e quelle mode rilevandone a volte i diversi lati. Spesso passare ancora per certe strade e certi luoghi mi fa pensare a una specifica canzone o colonna sonora. Sebbene all’inizio pensassi a un’unica canzone che racchiudesse tutto, il Piotta mi ha consigliato di fare un 45 giri virtuale con un lato A e un lato B. L’editore ha poi raccolto l’idea immaginandone l’accostamento a ogni capitolo.”

Le bande di cui racconta Desario non sono quelle delinquenziali più o meno importanti, che dalla borgata alla città solcavano allora come ora Roma e la depredavano (sebbene con dinamiche e relazioni diverse); sono bande di “sgamati” più propriamente, ragazzi che vivono la strada in tutti i suoi angoli e che sfiorano quegli ambienti portandone nelle sacche dell’esperienza il male ma anche il bene.

Come già dal primo racconto che parla di Abbatino (Maurizio, detto Crispino oggi collaboratore di giustizia) e che Desario incrocia in un gioco teso a dimostrare chi contava di più e forse anche a cercare nuovi adepti.

Oppure le storie di droga che alcuni suoi amici ha finito col far cadere, in un’Ostia così lontana ma anche così vicina alla capitale:”È un quartiere ma in realtà una città a parte: ha il mare, un verde esagerato e dista a 30 km da Roma. Io ho fatto la mia gavetta professionale lì perche Ostia ha anche un suo giornale, una sua televisione..insomma una palestra e non solo nel giornalismo. Devi però cercare di staccartene altrimenti diventa una gabbia per la crescita e il completamento.
Ostia negli anni 70-80 era una realtà particolare: la strada, i negozianti rappresentavano un’importante cellula per il tessuto sociale, tutti conoscevano tutti. Vi era anche una sorta di protezione verso i ragazzi che quella strada vivevano; vigeva come un controllo su di loro se qualcuno prendeva una brutta strada o meno. Oggi a Roma con i piccoli negozi che chiudono “e le luci che si spengono” (parafrasando un articolo di Furio Colombo) la sicurezza resta una grande problema”.   

Chiedo a Davide cosa rappresentava Pier Paolo Pasolini in quegli anni e per quelle generazioni e insieme una canzone che lo immortali secondo il suo criterio: “Pasolini te lo senti addosso man mano che cresci ad Ostia. Ero piccolo infatti quando fu ucciso ma col passare degli anni qualunque cosa tu facessi c’era sempre qualcuno che gli si riferiva. Pasolini e Ostia hanno raggiunto una tregua solo ultimamente e solo in modo parziale perché purtroppo l’immagine scaturita dalle storie processuali che riguardano la sua vicenda va sempre a riferirsi all’aspetto sessuale e oscuro dello scrittore.   
I suoi ragazzi di vita,  rispetto ai ragazzi della mia generazione, erano un pò allo stato embrionale, poco strutturati; nei miei anni invece c’era più integrazione sociale, maggiore interazione tra un ragazzo della borghesia e uno della borgata; riuscivamo insomma a condividere le esperienze. I ragazzi di oggi invece sono meno integrati socialmente e pur trovandoci nell’era cosiddetta globalizzata dove i social networks sono il mezzo di comunicazione più diffuso, non  esiste la vita di strada, ossia la scuola quotidiana. Noi per conoscere un posto nuovo, ad esempio, andavamo prima a fare un sopralluogo. Ora ti connetti su Google maps e poi  Street view e perdi la strada...

Penso infine alle canzoni di De Gregori “A Pa’ “ oppure “Pablo”. E infatti Pier Paolo è vivo e le sue opere sono un patrimonio prezioso del nostro paese tutto.”

Storie bastarde o “Storie Scellerate” (come il titolo di in film di Sergio Citti collaboratore e amico di Pasolini del 1974) tutte figlie di quegli anni.   

Simona Zecchi

 

 

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