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Le Immagini di Roma di E. De Amicis PDF Stampa E-mail
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“Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia”. La proclamazione ufficiale del Regno d’Italia inizia qui, dal Regno di Sardegna, risultato dell’incessante lotta che prende avvio con i moti del 1821.

Roma 15 novembre 2011 - Mano a mano i vari Regni e territori entrano a far parte dello Stivale ma è con la presa di Roma, anche detta la Breccia di Porta Pia, e la  conseguente annessione del Lazio, cui la Chiesa rinuncia, che l’unione del regno e la sua formazione sono compiuti.Alle soglie delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, il momento storico-politico in cui viviamo racconta della difficoltà di come l’Italia sia restata unita nonostante tutto, anche se spesso è un’unità territoriale, non culturale né tanto meno economica.Tra quel lontano 1861 e il prossimo 2011 c’è una terra di mezzo, una soglia temporale che fa da spartiacque e che per “Entusiasmo”, obiettivi e importanza determina anche la designazione di Roma come capitale rubando lo scettro a  Torino.


 Ed è questa soglia, che Marsilio Editori ci invita a riattraversare con la ristampa di un piccolo ma intenso libricino Impressioni di Roma (1870), una raccolta di articoli che il De Amicis Edmondo “giornalista”  aveva redatto per alcuni  giornali e periodici all’indomani del suo abbandono dell’esercito, cui aveva aderito più per spirito unitario, come era da lui inteso, che per adesione alla vita militare.
Il libro della Collana “Gocce”, proprio ad intendere il formato e l’intensità che la caratterizzano, è stato curato nella nota a chiusura del testo, dalla docente di lingua e letteratura italiana presso la Seton Hall University del New Jersey - USA, Gabriella Romani.

La successione degli articoli già lascia intendere dei passi di De Amicis verso questo desiderio di unità:”Roma e l’Esercito”, “Entrata delle truppe in Roma”, “La Città di Roma”, “Un’adunanza popolare nel Colosseo” fino a “L’Esercito Italiano: - Ai Romani” dove lo scrittore fa scorrere le emozioni e la solennità provate all’entrata dell’esercito in città e ravvisate nei volti della popolazione.


La sovrapposizione tra le sue  emozioni  e quelle che pensa di fotografare sui volti della gente spesso si confondono, come spiega bene nella sua nota Gabriella Romani:
”Ma come si presentò Roma agli occhi del De Amicis quando vi entrò il 20 settembre del 1870”? (...) “La Roma moderna e capitale, tanto osannata dai patrioti democratici, De Amicis se la dovette inventare, e non senza difficoltà visto che rispetto ad altre capitali europee la città appariva inadeguata e provinciale”.

Tra gli articoli che più sottolineano questa contraddizione fra lo scrittore e il giornalista, sicuramente è “L’Entusiasmo”. Sin dalle prime righe:”Dell’entusiasmo di Roma, ora ch’è sbollito un pò il mio, credo di poterne parlare, perché lo vidi”(...), alla convinzione che mano a mano guida il racconto:”Quando l’entusiasmo tocca un certo limite, non è più lecito far dei confronti. (...) “Chi li fa, non sente, perché a chi sente, ripugna”.  Via via fino alle ultime in cui questa sua convinzione si fa più necessaria:”(...) Scrivendo a mente calma dei fatti del 20 settembre, non sono riuscito, mi pare, meno caldo che nella prima lettera che scrissi là. Vuol dire che l’entusiasmo m’è veramente venuto da quel che ho visto; non dalla immaginazione mia”.

È questo il vero valore dei resoconti di viaggio del De Amicis ristampati alle soglie della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia: la trasformazione della scrittura da appunti di luoghi ed eventi vissuti, o di cui fu il testimone diretto, alla narrazione letteraria mai in un senso solo ma l’uno a ritornare sull’altro.

È il tratto distintivo che caratterizza la qualità di quest’autore, il più letto d’Italia con il libro “Cuore” (Treves, 1886). Come dimenticare l’entusiasmo presente nel brano in cui l’alunno Giulio aiuta di nascosto il padre con il lavoro per la casa editrice? Entusiasmo accompagnato dalla precisa descrizione dei momenti, i gesti e infine le emozioni.
Il senso del sacrificio, tra i tratti che De Amicis ravvedeva per far grande e nobile un bambino è lo stesso che aveva già incastonato nelle immagini a lui servite per fare dell’Italia un paese unito.    

 

Simona Zecchi

 

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