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| La mostra su Pier Paolo Pasolini tenutasi durante il Festival Internazionale del cinema: un'ennesima rimozione |
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Dopo Sergio Leone e Federico Fellini, Dante Ferretti e Francesca Loschiavo provano a raccontare Pier Paolo Pasolini a 36 anni dalla morte orrenda e attraverso le immagini dei suoi film. Il tentativo parte dal processo di omologazione che Pier Paolo Pasolini stigmatizzava sulla trasformazione dell’Italia da paese contadino e agricolo a nazione industrializzata. Roma 1 gennaio 2012 - Un’omologazione dapprima verificatasi con le trasformazioni del paesaggio italiano e poi nel corpo e nella cultura della stessa popolazione italiana, in particolare delle classi popolari, che, secondo Pasolini, persero i loro caratteri originari aderendo ai modelli esaltati dalla televisione e dal consumismo. Dunque nella prima parte della mostra appaiono le immagini di Mamma Roma (1962) e Teorema (1968). La seconda sezione comprende invece una scelta di ritratti di Pasolini, sul set di film degli anni Sessanta e del suo penultimo film, Il fiore delle Mille e una notte (1974). Ma la mostra non ha reso giusta memoria (non omaggio poiché non l'avrebbe richiesto) a una figura così importante per la cultura italiana. Se per 35 anni hanno voluto rinchiuderlo in una nicchia, quella scandalistica, legata al mondo omosessuale, nel 36esimo anno ne aprono una nuova quella emblematica e quindi inaccessibile. Simona Zecchi
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