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Estate e inverno due momenti diversi dell’anno che hanno segnato uno spartiacque, la fine di certo giornalismo che accompagnava gli input del nuovo; Giorgio e Giuseppe hanno vissuto per la chiarezza noi impariamo a ereditarla
Roma 27 dicembre 2011 - Giuseppe D’Avanzo (1953-2011). Le sue inchieste più importanti sono ricordate spesso dal sito de “La Repubblica” e dal libro che il gruppo editoriale ha pubblicato e diffuso insieme al giornale (“Inchiesta sul Potere”). A pochi mesi dalla prima, esce la ristampa integrata con ulteriori contributi e curata da Attilio Bolzoni e Leopoldo Fabiani.
Cosa Nostra, Telekom, Nigergate, Biagi, Berlusconi (e le 10 domande che per molto tempo sono andate in stampa a ripetizione, come un faro acceso per ricordare all’ex premier l’importanza della chiarezza e della trasparenza che un rappresentante istituzionale deve sempre mostrare) un impegno costante verso i lettori, i cittadini e l’editore che non ha abbandonato, se non per tre anni in cui scrisse per il “Corriere della Sera”.
Giorgio Bocca (1920- Natale 2011). Una resistenza “iniziata sulle montagne del Piemonte” scrive Saviano immediatamente su “L’Espresso”. La sua cronaca sui mali dell’Italia diffusa per anni sulle pagine dei quotidiani era diventata un compendio settimanale, una rubrica “L’Anti-italiano” soprattutto focalizzata sui fenomeni di attualità politica come il movimento leghista o fenomeni sociali come le condizioni del sud e le sue contraddizioni. A volte l’ardore e la chiarezza che esprimeva su questi argomenti gli hanno valso l’appellativo di “razzista”, ma Bocca non temeva pregiudizi né critiche e i suoi libri prendevano il volo. Il titolo della rubrica in realtà voleva proprio sottolineare il contrario: scrivere dei mali per capirla e cercare di cambiarla, dunque un profondo amore. Dopo il ruolo di comandante in Giustizia e Libertà (movimento politico antifascista), durante la Resistenza sceglie un’altra battaglia: quella combattuta con le parole portandola avanti fino a 91 anni.
Oltre Oceano un’altra scomparsa segna la fine dell’ “Annus Horribilis” (anche titolo del penultimo libro di Bocca edito nel 2010), quella di Christopher Hitchens, giornalista e saggista britannico naturalizzato americano. In Italia lo conoscevano bene i lettori di “Internazionale”: le sue tesi sull’estremismo religioso a prescindere dalla teologia, la sua immensa cultura che gli consentiva di discettare e scrivere in poco tempo di qualasiasi argomento, insieme alla sua nota poca cura della salute che lo portò a una morte forse più repentina.
Sembra questa fine d’anno voler sancire anche la fine di certo giornalismo contaminato nel bene e nel male da innovazioni nel cercare le notizie, costruirle e scriverle. Oppure no. Forse è proprio sulle loro spalle che si può continuare a costruire, capire e scrivere.
S.Z. |