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Riflettere sulle culture altrui, sulle differenze con la propria o quelle a noi più vicine e, soprattutto, sul rispetto che ognuna di esse merita, non sembra mai essere abbastanza. Non lo è poi a maggior ragione di questi tempi dove “l’altro” non trova spesso spazio dentro di noi e tra i nostri circoli, regole o concetti di normalità, figli di prerogative del tutto personali. Queste le riflessioni che il libro di Francesca Bellino lascia al lettore una volta chiusa l'ultima pagina del libro.
Roma 10 novembre 2011 - Le minoranze cristiane in India e in Siria, i russi di New York, i berberi di Matmata, gli ebrei di Buenos Aires, i tangueros norvegesi, la festa delle luci in Thailandia, la battaglia del vino in Spagna, il ramadān a Tunisi. Tutto ciò e molto altro è contenuto nella raccolta di articoli pubblicati tra il 2006 e il 2009, “Uno Sguardo piu in là” e suddivisi in paesaggi (esteri, italiani, umani...).
Ma anche l’aborto selettivo in Cina, le contraddizioni a volte feroci in India e Pakistan... La lista darebbe un tono di ordinarietà alle storie che ci si appresta a leggere, senza rendere giustizia invece alla straordinarietà delle voci che si incontrano e delle piccole realtà che si materializzano letteralmente davanti agli occhi, non foss’altro per la precisione filologica che Bellino utilizza senza approcci accademici.
Un esempio su tutti la conversazione con un tassista indiano di Nazareth che spiega alla viaggiatrice “il segreto della societa plurialista e multi-religiosa indiana” attraverso la parola swīkriti:”riconoscere all’altro il diritto di vivere la propria vita, le proprie credenze, inglobando la diversità religiosa nell’unica identità indiana”.
Molto vivido e allarmante, dal punto di vista sociale e culturale invece, il ritratto senza pregiudizi sulla pratica sistematica dell’aborto riferito al sesso femminile. Qui l’autrice parla di come si scontrino tra loro questa pratica, supportata dalle tecnologie, e la narrativa giudiziaria che invece la vieta.
Cosa significhi per Francesca Bellino l’incontro tra diverse culture lo spiega durante la presentazione: ”E’ da sempre caratteristico della mia generazione stare a contatto con persone dalle origini e dalle etnie diverse, soprattutto a Roma. Anche la lingua che ne risulta fa parte di quest’incontro: si creano modi di dire o neologismi che anni prima non si sarebbero mai immaginati; e se la si vive come una ricchezza non delude mai”.
Certo, Francesca parla anche di shock culturale, nel senso di scontro emotivo che può provocare un determinato modo di vivere, intendere le cose anche solo un’immagine che resta estranea a ciò che vediamo abitualmente, o una lingua mai sentita.
I viaggi in cui si è immersa l’autrice riguardano però anche quelli verso alcune figure che lei stessa ha conosciuto e con cui ha scambiato riflessioni e confessioni. Come nelle pagine dedicate al poeta Vito Riviello, nella sezione “Paesaggi Umani”.
“Era come una spugna: assorbiva il contesto sociale sulla sua pelle (...) e traduceva con il linguaggio della derisione, del comico, della sorpresa, dell’invenzione e dell’ironia, convinto che questo era <<l’unico approccio possibile per difendersi dalla noia (...) dalla Storia come inganno>>”.
Altro incontro ravvicinato che vale la pena leggere d’un fiato è quello con le imprese di Max Calderan e la sua corsa verso il Monte Sinai.
Insomma non c’è altra ragione più urgente e necessaria che il viaggio ci invita a fare nei racconti unici di Francesca Bellino: percorrere strade, vicoli, entrare in luoghi ognuno con gli occhi propri come il libro ci insegna a fare lasciando a casa abitudini, pregiudizi e luoghi comuni.
Simona Zecchi |