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| Arte e cultura a Roma: Le basiliche papali della capitale |
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Di recente definizione è il titolo di “papali”, attribuito alle basiliche precedentemente definite “patriarcali”: tale mutamento deriva dalla rinuncia da parte di Papa Benedetto XVI al titolo di Patriarca d’Occidente.
Roma 12 dicembre 2011 - Le basiliche papali sono quattro: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Fino al XIX secolo, anche S. Lorenzo fuori le mura era annoverata tra le basiliche patriarcali, in quanto sede del Patriarca latino di Gerusalemme, benché priva di alcuni elementi distintivi, quali l’Altare papale e la Porta santa. Ogni basilica papale infatti presenta specifiche caratteristiche liturgiche: la Porta santa, che viene aperta dal Papa o da un Suo vicario ogni Anno Santo; l’Altare papale, riservato alle celebrazioni del pontefice; infine, la titolarità della concessione della cosiddetta indulgenza plenaria. Inizieremo con la descrizione dell’Arcibasilica lateranense dei SS.Salvatore e Santi Giovanni Battista e Evangelista, nonché cattedrale della Diocesi di Roma, ovvero sede ecclesiastica ufficiale del Papa dove è ospitata la Cattedra papale, detta anche Santa Sede. La chiesa primitiva - soprannominata Basilica Aurea, per le numerose donazioni di benefattori - fu fondata da papa Melchiade nel 314, sul luogo dove sorgevano i Castra nova equitum singularium, ovvero la nuova caserma della guardia del corpo di cavalleria dell’imperatore, e là dove, successivamente, una tradizione popolare vuole che l’imperatore Costantino nel 324 d.C. fu guarito miracolosamente dalla lebbra da papa Silvestro, autore della dedicazione della chiesa al Santissimo Salvatore. L’impianto originale della basilica era composto da 5 navate, realizzate in materiali molto preziosi, a tal punto da destare l’interesse di Alarico, re dei Visigoti, che nel 410 d.C. la saccheggia, e di Genserico, re dei Vandali, che nel 455 la devasta. Ricostruita, fu successivamente danneggiata da terremoti e incendi. Tra il IX e il XII secolo fu dedicata, in aggiunta al preesistente titolo, ai Santi Giovanni Battista e Evangelista. Nel ‘400 e nel ‘600 nuove trasformazioni, abbellimenti e interventi architettonici, strutturali e ricostruttivi si susseguirono ad opera di Gentile da Fabriano e del Pisanello (ciclo pittorico andato perduto), e del Borromini. Nel 1737 l’architetto fiorentino Alessandro Galilei, parente del noto fondatore della scienza moderna, fu artefice della facciata di ordine monumentale, composta da imponenti paraste corinzie e coronata da colossali statue - alte 7 metri - raffiguranti i santi e il Cristo Redentore in posizione centrale. Nel portico fu posta la statua dell’imperatore Costantino, cui si deve la prima fondazione della basilica. Nello stesso periodo, all’interno della navata centrale, 12 statue degli apostoli, opera di artisti insigni, furono poste nelle edicole borrominiane e, tuttora, accompagnano l’incedere del visitatore o del pellegrino verso l’abside, nel quale spicca il trecentesco tabernacolo sotto cui è conservato l’altare papale ed entro cui è racchiuso l’antico altare ligneo usato dai primi papi. Tra le altre opere di rilievo si possono ammirare il pavimento cosmatesco, preziosi altari e monumenti tombali, pregevoli pitture, sculture ed elementi architettonici, un soffitto ligneo di epoca rinascimentale, ciò che rimane dell’affresco di Bonifacio VIII che indice il giubileo del ‘300, attribuito a Giotto, e il portone d’ingresso che utilizza i battenti di bronzo dell’antica Curia romana al Foro Romano. Di indubbio pregio artistico, adiacente alla basilica, si può apprezzare il chiostro a colonne binate con un ricco apparato musivo del XIII secolo. Nessuna descrizione può essere rappresentativa della bellezza, contenuta in questo luogo, che unicamente la percezione diretta può riuscire a cogliere. E’ consigliabile dunque una visita più approfondita sul posto. Francesca Romana Palmieri |













