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| Dopo un anno di stop il Cinema Trevi riapre i battenti con una retrospettiva su Bertolucci |
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Il cinema romano dal 7 gennaio riprende regolarmente le proiezioni, ospitando fino al 15 tutti i capolavori del grande cineasta italiano, per poi riprendere con la normale programmazione
Cinema del passato che si intreccia con il presente ed è già nel futuro, nello spirito della Cineteca Nazionale, chiamata ad accendere riflessioni “retroattive” con lo sguardo però ben piantato sui nuovi orizzonti della visione. Il tutto reso in modo da riannodare i fili che ci legano allo spettatore ideale, teorizzato da Bertolucci. Uno spettatore “molto passivo” che riesce a trovare nel tempo di una proiezione “lo spazio per dormire almeno dieci minuti e durante questi dieci minuti sognare, vincendo così la propria passività”. Ed è a questo spettatore, capace di alternare visioni e sogni, che si rivolge la retrospettiva programmata dal Cinema Trevi, cui vengono proposte le (re)visioni cinematografiche, ripartendo dal regista italiano che più ha sperimentato sul “crinale” del tempo. Un percorso segnato da un prima e dopo un’ipotetica rivoluzione, spartiacque fra sogni e disincanto, furori giovanili e analisi. Una visione che non è solo passiva, ma che permette di tracciare una “linea d’ombra” e collocare al di qua e al di là i film di Bertolucci e, all’interno dello stesso film, dividere le sequenze: prima e dopo lo schiaffo del padre al figlio ne “La luna”, lo sparo di “Ultimo tango a Parigi”, la scoperta della verità ne La strategia del ragno”, l’omicidio ne “Il conformista”. Insomma quel prima e dopo un evento decisivo che ridefinisce un ordine, sovvertendo il precedente, ma solo apparentemente, perché per dirla alla Faulkner “il passato non muore, non è neppure mai passato. E lo spettro del passato aleggia in tutto il cinema di Bertolucci imponendo, sempre, un rendez-vous con se stessi, e in questa persistenza del tempo risuona, imponente, il battito della Storia: come per magia il privato diventa pubblico, il microcosmo, spesso provinciale, ricostruito fedelmente dal regista, assurge a centro dell’universo. Insito nella filosofia cinematografica di Bertolucci, oltre al tempo il sogno e i sognatoti, come quelli di “The dreamers”. Bertolucci ha sempre parlato un linguaggio universale, il linguaggio del cinema, e questo gli ha permesso di dialogare con il mondo, eppure il suo paese, il suo piccolo mondo antico”, reale o immaginario, lo ha sempre stimolato, facendo di lui il più internazionale dei registi italiani, il più italiano dei (grandi) registi internazionali. Un viaggio alla riscoperta di Bertolucci è quello proposto dal cinema Trevi, per comprendere il lavoro di questo fuoriclasse del cinema d’autore, enfant prodige nostrano che a 23 anni aveva già diretto la sua prima pellicola. Francesca Toscano |













