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Selva Val Gardena

Centro di sport invernali ed estivi Selva di Val Gardena è la località più alta della valle in direzione del passo  Sella. Insieme a Canazei, Corvara e Arabba è sicuramente uno dei punti di riferimenti per lo sport invernale più amato, lo sci. Le piste del suo comprensorio sciistico fanno parte del pacchetto  Dolomiti SuperSki e si imperniano  su due punti cardine, la funivia del Danterceppies verso Corsara e  quella del Ciampinoi sul Sassolungo che collega il paese con Plan de Gralba verso il passo sella. Oltre alla pista per lo sci di fondo uno stadio del ghiaccio, piste di pattinaggio, per slittini e curling completano l’offerta degli sport invernali. Il paese ha una lunghezza totale di circa 1,5 kilometri è può essere agevolmente attraversato a piedi lungo il corso principale. Le due funivie partono in direzione opposta  dal centro del paese per raggiungere le piste in quota che sono collegate tra loro grazie ad una pista facile che attraversa il paese.
Torna finalmente il freddo sugli altopiani d’Abruzzo e in attesa della neve visitiamo Rocca di mezzo. PDF Stampa E-mail
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 Le vicende storiche legate all'Altopiano delle Rocche, e a Rocca di Mezzo in particolare, sono sempre state determinate dalle avverse condizioni climatiche della zona. Il lungo periodo di innevamento durante l'anno e le asperità naturali hanno provocato un isolamento duraturo, riducendo le comunicazioni con i territori circostanti. I primi insediamenti umani della zona risalgono all'età paleolitica, come testimonia il ritrovamento nei Piani di Pezza e in Val d'Arano di stazzi utilizzati da pastori, provenienti dal Fucino e dalla Valle Aterno.

Roma 30 ottobre 2010 -

In epoca pre-romana l'altopiano costituiva la zona di confine tra i Marsi, i Vestini, gli Equi e i Sanniti ( i quali riuscirono a spingersi fino ai piedi del monte Sirente). Dopo l'occupazione romana, l'altopiano diventò un'importante zona strategica, in quanto situato tra i due grandi assi viari dell'Abruzzo: la Tiburtina Valeria, che da Roma giungeva fino a Ostia Aterni (l'odierna Pescara), e la Claudia Nova, costruita dall'imperatore Claudio, che da Amiternum conduceva fino a Popoli. Alcuni storici hanno ipotizzato l'esistenza di una via secondaria, che collegasse la Tiburtina Valeria con la Claudia Nova, passando per l'Altopiano delle Rocche.

Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'Abruzzo venne conquistato e saccheggiato dai Longobardi, costringendo la popolazione a rifugiarsi nei boschi e nelle montagne. È proprio in questo periodo (X-XI secolo d.C.) che si fa risalire la fondazione di Rocca di Mezzo. Secondo la tradizione orale, alla fondazione del paese parteciparono quattro comunità dedite alla pastorizia e all'agricoltura: S. Bartolomeo all'Anatella, S. Marco all'Intera, S. Damaso a Valle Caldora, S. Savino sotto il monte Cedico (attuale monte Rotondo). Queste comunità di pastori si riunirono intorno al colle di San Calvario, creando così un borgo fortificato, simile a quelli di Rocca di Cambio, Ovindoli e San Potito.
Tra il XII e il XIII secolo, Rocca di Mezzo diviene un feudo molto ambito, per la ricchezza dei suoi armenti e per la sua particolare posizione, a confine tra il feudo aquilano e quello di Celano. Nel 1222 il feudo di Rocca di Mezzo era di proprietà di Bernardo d'Ocre, il quale fu costretto a cederlo ai Conti di Celano. Nel 1250 il feudo fu conquistato da Corrado IV, figlio di Federico II, che dopo soli quattro anni dovette riconsegnarlo ai Conti di Celano. Per i secoli successivi, il feudo passò di mano a svariati signori feudatari fino al 1806, anno della promulgazione, da parte del Regno di Napoli, dell'eversione della feudalità, provvedimento che di fatto aboliva il feudo.


Dopo la restaurazione borbonica, Rocca di Mezzo visse un periodo di relativa tranquillità fino alla sua incorporazione al nascente Regno d'Italia. Dopo il 1870, la povertà dell'agricoltura di sussistenza e la crisi della pastorizia transumante generarono il fenomeno dell'emigrazione, ancora oggi molto consistente. Fra le mete preferite dai rocchigiani a partire dal secondo dopoguerra segnaliamo il Venezuela, il Sudafrica, gli Stati Uniti d'America e, a partire dagli anni sessanta, la Germania.


Altra grande risorsa di Rocca di Mezzo è il turismo, presente in zona fin dagli anni venti e trenta del Novecento. Tuttavia, a partire dal 1960 circa, si è assistito a uno sviluppo del turismo tumultuoso, che ha comportato un incremento consistente dell'edilizia residenziale, legato soprattutto alla vicinanza degli impianti sciistici e al fresco clima estivo che attrae molti vacanzieri dalla vicina capitale. Tale incremento ha avuto, e ha tuttora, un impatto negativo sull'ambiente naturale circostante e sulla qualità di vita dei residenti.


L'Altopiano delle Rocche si estende tra i contrafforti del Velino e le falde del Sirente e si presenta con gli aspetti di un grande piano carsico caratterizzato da numerosi inghiottitoi, ed e' circondato da massicci rilievi calcarei.

Facile è intuire in altra epoca il bosco, là dove oggi appaiono dorsali inaridite e sassose. E' caratterizzato da un sistema di altopiani posti a quote diverse, circondati da alcune delle catene montuose, le pi๠imponenti di tutto l'Appennino: il massiccio del Velino, con le cime gemelle del Velino (m.2.486) e del Cafornia (m.2.424), e il massiccio del Sirente (m.2.348), monte Ocre (m. 2.206), monte Cagno (m.2.152), monte Rotondo (m.2.064) e monte Magnola (m. 2.223).

Vento ed acqua hanno svolto un'azione potente di corrosione di buona parte delle citate vette, che, nel versante occidentale hanno assunto forme dolci e tondeggianti facilmente accessibili e non solo dalla parte dei valichi, che vi si aprono numerosi. Ma i varchi, che nella buona stagione consentono un notevole passaggio, diventano impraticabili già in autunno, quando ritornano ad essere dominio incontrastato dei venti che spirano sull'Altopiano.

Comunque, la maestosa mole del monte Sirente, la Costa dei Monti e la Serra di Curti impediscono alle umide correnti del sud di irrompere sull'altopiano, sicche' il clima si mantiene secco, con punte di estrema rigidita' nei mesi piu' freddi dell'anno, ma durante l'estate e' tipico della montagna mediterranea, fresco e ricco di ossigeno e, solo a tratti pungente per i soffi che provengono dal nord. Lungo la catena di montagne, che ad ovest ne determinano i limiti, l'Altopiano e' percorso per tutta la sua estensione, dalla strada che collega il Fucino alla valle dell'Aterno e che durante i secoli ha costituito il piu' breve percorso tra la Marsica e la conca Aquilana.

Pascoli di quota e faggete imponenti, come quella del Sirente che si estende per oltre 12 chilometri, fanno dell'Altopiano delle Rocche uno degli ambienti naturali pi๠interessanti dell'Appennino centrale: non a caso in questa zona nidificano spesso coppie di aquile, una delle pi๠alte concentrazioni d'Italia.

Di notevole interesse storico-ambientale sono poi i centri storici che presidiano l'Altopiano delle Rocche: Ovindoli, posto su di un colle, che da una parte terrazza il Fucino e dall'altra decliva dolcemente sull'Altopiano, Rovere con il suo borgo fortificato medioevale, Rocca di Mezzo, sede del Parco, Rocca di Cambio, con la chiesa romanica di S. Lucia che presenta al suo interno un interessantissimo ciclo di affreschi trecenteschi, Terranera e Fontavignone.

Le stazioni sciistiche di Campo Felice e della Magnola e le piste da fondo dei piani di Pezza, fanno dell'Altopiano uno dei comprensori sciistici più ¹ importanti del centro sud. Grazie a loro, si è in parte fermato lo spopolamento del comprensorio, che in precedenza ha visto uomini di questa terra lontano dalle loro case, in zone e paesi che nessuno avrebbe potuto mai potuto immaginare, come ad esempio molti muratori, minatori e scalpellini che in Siberia all'inizio del novecento, hanno partecipato alla costruzione della ferrovia Transiberiana.

Zona aspra ed impervia, ma per bontà d'aria, d'acqua e di pascoli, capace di sostenere una vita severa, umile e semplice.

Ai margini settentrionali dell'Altopiano delle Rocche si trovano le Pagliare di Fontecchio oggi disabitate, ma oggetto in questi ultimi anni di accurati restauri, la cui presenza era un tempo legata alla "transumanza verticale" tra la valle dell'Aterno e lo stesso Altopiano delle Rocche, Tione, Fagnano e le grotte di Stiffe. Nella strada che collega l'Altopiano alla conca Aquilana, troviamo Ocre, comune composto da 5 piccoli centri, con San Panfilo (capoluogo), San Felice, San Martino, Valle e Cavalletto. Nel versante Marsicano troviamo Celano sovrastato dal suo imponente castello e nel versante Subequano troviamo infine Secinaro, in posizione dominante, rispetto alla sua valle.

Tra qualche anno, con la galleria di Serralonga in via di realizzazione, il comune di Rocca di Cambio e l'Altopiano si collegheranno finalmente anche con il comune di Lucoli e di Tornimparte tramite la piana di Campo Felice.

 

 

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