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| Torna finalmente il freddo sugli altopiani d’Abruzzo e in attesa della neve visitiamo Rocca di mezzo. |
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Le vicende storiche legate all'Altopiano delle Rocche, e a Rocca di Mezzo in particolare, sono sempre state determinate dalle avverse condizioni climatiche della zona. Il lungo periodo di innevamento durante l'anno e le asperità naturali hanno provocato un isolamento duraturo, riducendo le comunicazioni con i territori circostanti. I primi insediamenti umani della zona risalgono all'età paleolitica, come testimonia il ritrovamento nei Piani di Pezza e in Val d'Arano di stazzi utilizzati da pastori, provenienti dal Fucino e dalla Valle Aterno. Roma 30 ottobre 2010 -
Altra grande risorsa di Rocca di Mezzo è il turismo, presente in zona fin dagli anni venti e trenta del Novecento. Tuttavia, a partire dal 1960 circa, si è assistito a uno sviluppo del turismo tumultuoso, che ha comportato un incremento consistente dell'edilizia residenziale, legato soprattutto alla vicinanza degli impianti sciistici e al fresco clima estivo che attrae molti vacanzieri dalla vicina capitale. Tale incremento ha avuto, e ha tuttora, un impatto negativo sull'ambiente naturale circostante e sulla qualità di vita dei residenti. L'Altopiano delle Rocche si estende tra i contrafforti del Velino e le falde del Sirente e si presenta con gli aspetti di un grande piano carsico caratterizzato da numerosi inghiottitoi, ed e' circondato da massicci rilievi calcarei. Facile è intuire in altra epoca il bosco, là dove oggi appaiono dorsali inaridite e sassose. E' caratterizzato da un sistema di altopiani posti a quote diverse, circondati da alcune delle catene montuose, le pi๠imponenti di tutto l'Appennino: il massiccio del Velino, con le cime gemelle del Velino (m.2.486) e del Cafornia (m.2.424), e il massiccio del Sirente (m.2.348), monte Ocre (m. 2.206), monte Cagno (m.2.152), monte Rotondo (m.2.064) e monte Magnola (m. 2.223). Vento ed acqua hanno svolto un'azione potente di corrosione di buona parte delle citate vette, che, nel versante occidentale hanno assunto forme dolci e tondeggianti facilmente accessibili e non solo dalla parte dei valichi, che vi si aprono numerosi. Ma i varchi, che nella buona stagione consentono un notevole passaggio, diventano impraticabili già in autunno, quando ritornano ad essere dominio incontrastato dei venti che spirano sull'Altopiano. Comunque, la maestosa mole del monte Sirente, la Costa dei Monti e la Serra di Curti impediscono alle umide correnti del sud di irrompere sull'altopiano, sicche' il clima si mantiene secco, con punte di estrema rigidita' nei mesi piu' freddi dell'anno, ma durante l'estate e' tipico della montagna mediterranea, fresco e ricco di ossigeno e, solo a tratti pungente per i soffi che provengono dal nord. Lungo la catena di montagne, che ad ovest ne determinano i limiti, l'Altopiano e' percorso per tutta la sua estensione, dalla strada che collega il Fucino alla valle dell'Aterno e che durante i secoli ha costituito il piu' breve percorso tra la Marsica e la conca Aquilana. Pascoli di quota e faggete imponenti, come quella del Sirente che si estende per oltre 12 chilometri, fanno dell'Altopiano delle Rocche uno degli ambienti naturali pi๠interessanti dell'Appennino centrale: non a caso in questa zona nidificano spesso coppie di aquile, una delle pi๠alte concentrazioni d'Italia. Di notevole interesse storico-ambientale sono poi i centri storici che presidiano l'Altopiano delle Rocche: Ovindoli, posto su di un colle, che da una parte terrazza il Fucino e dall'altra decliva dolcemente sull'Altopiano, Rovere con il suo borgo fortificato medioevale, Rocca di Mezzo, sede del Parco, Rocca di Cambio, con la chiesa romanica di S. Lucia che presenta al suo interno un interessantissimo ciclo di affreschi trecenteschi, Terranera e Fontavignone. Le stazioni sciistiche di Campo Felice e della Magnola e le piste da fondo dei piani di Pezza, fanno dell'Altopiano uno dei comprensori sciistici più ¹ importanti del centro sud. Grazie a loro, si è in parte fermato lo spopolamento del comprensorio, che in precedenza ha visto uomini di questa terra lontano dalle loro case, in zone e paesi che nessuno avrebbe potuto mai potuto immaginare, come ad esempio molti muratori, minatori e scalpellini che in Siberia all'inizio del novecento, hanno partecipato alla costruzione della ferrovia Transiberiana. Zona aspra ed impervia, ma per bontà d'aria, d'acqua e di pascoli, capace di sostenere una vita severa, umile e semplice. Ai margini settentrionali dell'Altopiano delle Rocche si trovano le Pagliare di Fontecchio oggi disabitate, ma oggetto in questi ultimi anni di accurati restauri, la cui presenza era un tempo legata alla "transumanza verticale" tra la valle dell'Aterno e lo stesso Altopiano delle Rocche, Tione, Fagnano e le grotte di Stiffe. Nella strada che collega l'Altopiano alla conca Aquilana, troviamo Ocre, comune composto da 5 piccoli centri, con San Panfilo (capoluogo), San Felice, San Martino, Valle e Cavalletto. Nel versante Marsicano troviamo Celano sovrastato dal suo imponente castello e nel versante Subequano troviamo infine Secinaro, in posizione dominante, rispetto alla sua valle. Tra qualche anno, con la galleria di Serralonga in via di realizzazione, il comune di Rocca di Cambio e l'Altopiano si collegheranno finalmente anche con il comune di Lucoli e di Tornimparte tramite la piana di Campo Felice.
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