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Addio a cattedre e aule, a Standford l’istruzione viaggia sul web
Innovazione & Ambiente
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All’università californiana un corso online sulle Intelligenze Artificiali: 140 mila iscritti da 175 nazioni. Che non dovranno muoversi da casa per seguire le lezioni o fare gli esami, perché tutto accade in Rete.

Roma 30 settembre 2011 - Nella scuola del futuro non esistono banchi rotti, muri sporchi ed edifici fatiscenti. Ma la rete internet sì, quella deve esserci per forza nella scuola del futuro. Meglio poi se a banda larga. Benvenuti alla “University of Everywhere”, l’università di ogni posto, dove da pochi giorni è partito l’esperimento forse più avanzato che abbia mai vissuto l’istruzione dai tempi di Socrate. L’obiettivo è quello di insegnare a distanza, simultaneamente e gratis a tutti quelli che lo desiderano. E se funziona, nulla sarà più come prima.

Sono più di 140mila e arrivano da tutte le parti del mondo gli studenti che partecipano al corso di Introduzione all’Intelligenza Artificiale organizzato dall’università di Stanford. Tantissimi gli iscritti all’innovativo corso che riunisce tutti gli studenti in una sola classe virtuale. Ciascuno di loro per seguire le lezioni se ne starà infatti a casa propria, o magari in un parco con un laptop sulle ginocchia, oppure starà facendo altro e si collegherà in rete quando gli sarà più comodo rivedere il professore su YouTube.

Mentre gli studenti scendono in piazza per il diritto allo studio, dunque, è in corso un’autentica rivoluzione didattica. E dopo aver stravolto i pilastri dell’industria culturale - dalla musica al cinema, dai libri ai giornali - Internet sta ora attaccando il luogo dove batte il cuore del sapere da più di duemila anni: la scuola.
L’obiettivo finale è creare dei campus virtuali dove il sapere è distribuito in rete e i libri di testo si leggono gratuitamente sui tablet, mentre le lezioni sono ribaltate rispetto a quanto siamo abituati a fare da due secoli: basta con discorsi fatti ex cathedra e compiti a casa. Meglio invece guardarsi a casa il video del prof tante volte quanto necessario a ciascuno di noi, e poi in classe si discute e si fanno gli esercizi.

Ma come si è accesa la scintilla della rivoluzione? Per caso. Se nel 2004 la piccola Nadia non avesse avuto problemi in matematica, il cugino Salman Khan non avrebbe iniziato a farle ripetizioni. Solo che, visto che si trovavano in due città diverse degli Stati Uniti, Salman le sue lezioni le faceva via Yahoo! Messenger, un servizio di chat, mostrando le formule delle operazioni su un taccuino virtuale, Microsoft Paint.

Dopo un po’ Nadia gli disse che preferiva un video, “perché posso rivedermelo se non ho capito qualcosa”. E così il 16 novembre 2006 il cugino aprì un profilo su YouTube dove caricare le spiegazioni. Ora Salman non era un cugino qualsiasi: nato a New Orleans ma originario del Bangladesh, ha nel curriculum tre lauree al MIT di Boston e un master ad Harvard. Insomma, quel che si dice un genio. È così che le sue clip in rete sono diventate un cult, mentre Nadia imparava e con lei anche altre persone.

I video furono subito un successo, al punto che Salman Khan dopo tre anni decise che quella sarebbe stata la sua vita: lasciò il posto di gestore di fondi finanziari ad alto rischio, ottenne un piccolo finanziamento da un venture capital di Silicon Valley e da quel giorno ribattezzò il suo canale “Kahn Academy”. Ma la vera svolta doveva ancora arrivare: la scorsa estate, dal palco del Festival delle Idee di Aspen, il fondatore di Microsoft Bill Gates in persona lodò il sito rivelando che i suoi figli lo usavano abitualmente. Per farla breve, Salman si è trovato con un milione e mezzo di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation, seguìti da altri due milioni da Google.
Oggi la Kahn Academy è un colosso dell’istruzione primaria con 2600 video lezioni di storia, matematica, finanza e fisica. Sulla homepage del sito ha un contatore che aggiorna quante lezioni ha già impartito (siamo vicini alla stratosferica cifra di 80 milioni) e si è data la missione di insegnarci “quello che vogliamo, quando lo vogliamo e al nostro ritmo di apprendimento”. Piccola postilla: è tutto gratis.

Ma le sorprese non erano finite. Sei mesi fa a Long Beach si sono riuniti un centinaio di cervelloni di tutto il mondo per l’annuale conferenza del TED (Technology Entertainment Design). Bill Gates curava la sessione dedicata all’istruzione e sul palco portava proprio Salman Khan. In sala c’era un giovane tedesco, Sebastian Thrun, professore di informatica a Stanford dove guida il Laboratorio per l’Intelligenza Artificiale. Thrun è al TED perché ha realizzato per Google il prototipo dell’auto che si guida da sola. Ma quando Thrun ascolta il discorso di Salman Khan, decide di mettersi alle spalle le auto per dimostrare quanto sia ridicolo il fatto che l’istruzione di qualità, che è il presupposto indispensabile per immaginare un mondo migliore, sia così costosa e riservata a così poche persone.

Nasce così il corso di Introduzione all’Intelligenza Artificiale della Stanford. Il professor Thrun non è solo. Al suo fianco c’è Peter Norvig, 55 anni, capelli bianchissimi, un set di camicie hawaiane indossate con disinvoltura, per molto tempo responsabile dei robot della Nasa e poi capo del settore ricerca di Google. Ed è proprio Google ad avere un ruolo centrale nel corso, perché saranno alcuni strumenti realizzati in collaborazione con il colosso informatico di Mountain View a rendere possibile la gestione di 140mila studenti contemporaneamente, con le loro domande e i compiti che ogni settimana avranno da fare per ottenere fra due mesi circa, se passeranno l’esame finale, un certificato di frequenza con un punteggio di valutazione. Non varrà come una laurea, quel pezzo di carta, ma le lezioni saranno le stesse di chi paga 50mila dollari l’anno.

Carlotta Di Santo

 

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