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Una gita in barca...”È necessario innamorarsi profondamente di Roma per ricordarsi del Tevere, per riconoscerlo come il sangue nelle sue vene”.
Roma 19 luglio 2010 - A chi appartiene il Tevere? Ai romani in genere, ai trasteverini, ai turisti o a Roma? La risposta è apparentemente semplice se immaginiamo la collocazione di questa lunga lingua che divide due centri: de qua e dellà ovvero il centro storico. Sandra Petrignani “Piacentina per Caso” come scrisse in un suo racconto e romana di vita, anche se divide con una cittadina umbra la sua residenza, è alla sua ennesima fatica letteraria con “E in mezzo al fiume” – A piedi nei due centri di Roma – “ (Laterza 2010, collana Contromano).
Giornalista culturale e scrittrice, infatti, dal 1984 ad oggi la sua penna non ha conosciuto soste. Il romanzo che più l’ha resa nota al pubblico è “La scrittrice abita qui” (Neri Pozza, 2002) un viaggio letterario nei luoghi e nei mondi delle scrittrici donne che hanno segnato il Novecento delle lettere. Ma il pellegrinaggio che compie l’autrice attraverso le storie e i personaggi che via via l’accompagnano in “E in mezzo il fiume” ha il sapore della storia, del mito popolare e dell’eternità che solo Roma e poche altre città sanno trasmettere. E anche molto di più.
Il viaggio inizia in “barca” ma prosegue praticamente sempre a piedi, come recita il sottotitolo, e le scoperte che si fanno anche per chi romano è, sono piccole grandi meraviglie: le antiche storie sotto i ponti che solcano il Tevere da ponte Sublicio, ponte Fabricio, ponte Garibaldi su su fino a ponte Milvio intrecciano quelle della lingua, del dialetto e dei costumi di certe epoche:” (...) li cognomi qui a Trastevere proprio nun esistono. Solo nomi e soprannomi. Oppure: Mi’ fratello e mi’ padre c’annavano. Noi donne no. Noi donne se lavorava da mane a sera (...)”. Qui è Laura del Pio a parlare (‘trasteverina dal 1935’), come in una filastrocca, e ci racconta dello stabilimento che si era creato sotto ponte Garibaldi, dove i trasteverini andavano anche a ciriolare (che vuol dire in un uso ormai sbiadito “procedere sinuosi come un’anguilla, destreggiarsi nella vita, cavarsela insomma”).
Le due rive che lambiscono il fiume dall’alto raccontano tante storie e spesso le voci che le riportano hanno il volto di nomi fondanti della vita culturale romana e italiana in genere: Susanna Tamaro, il giornalista Filippo Ceccarelli, Stefano Benni, Nanni Moretti, Patrizia Cavalli e molti altri. Ognuno regala un punto di vista, una prospettiva diversa e insieme unica soprattutto di Trastevere dove molti artisti sono tornati a vivere. Insieme alle loro voci si uniscono in un contrappunto anche quelle di clochards e abitanti comuni che per la loro peculiare intensità e testimonianza costituiscono la memoria storica di ogni piccolo anfratto, dettaglio biografico e anche folcloristico. Dettaglio come quello di Maurizio Mastroianni, cugino del grande attore, proprietario di un banco di pesce e profondo conoscitore della storia della Roma, squadra di calcio. Come in un poema vivo snocciola le partite più importanti segnate da date altrettanto importanti. Non si chiede se la sua storia interessi a qualcuno, quel che conta è raccontarla: è la bellezza di queste storie appunto, l’urgenza del racconto.
I due capitoli “Rive droite” e “Rive gauche” incastonano il libro e ne disegnano i confini. Da una parte (“de qua’ “) Trastevere sulla sponda destra, un luogo altro, nato già come un “a parte” vista la difficoltà iniziale a divenire un rione; dillà il centro, la parte nobile oltre ponte Sisto. Qui come a Trastevere il lato negativo sembra costituire un punto d’incontro: “l’occupazione del suolo pubblico con tavolini che ingrossano gli affari dei ristoranti e dei bar e sottraggono spazio, aria ai cittadini...”. Lo stesso vale per la movida che “si abbatte regolarmente sul centro di Roma”, una movida poco allegra quanto piuttosto rumorosa e cialtrona. Nel capitolo “Trastevere Downtown” il parallelismo con il village di New York è spiazzante e al tempo stesso divertente. L’autrice stessa rivela a Regione Digitale come in realtà quel titolo avesse costituito prima il vero titolo del libro, più in là poi modificatosi. E continua:”Il "village" è l'anima artistica della città dove si fa una vita bohemienne, dove le classi sociali si confondono, dove sopravvive, nonostante i cambiamenti, qualcosa di veramente antico penetrato nei cromosomi della città. Roma è diversissima da NY e da Parigi e da Londra. Però tutte hanno un quartiere, una zona, dove regna uno stesso spirito libertario e anarchico: in una parola artistico”. La presentazione avvenuta il 14 luglio presso la Casa delle Letterature, altro centro culturale di Roma, ha costituito come un’ulteriore appendice del libro, vista la presenza di amici e protagonisti (talvolta inconsapevoli) del lungo racconto. Il giornalista Filippo Ceccarelli, presente nelle pagine di Sandra Petrignani, ha rivolto al pubblico, nel suo modo ilare e personalissimo, tutto l’entusiasmo delle scoperte che insieme alla lettura si possono fare. In una domanda che le rivolgo e la sua risposta, infine, c’è tutto il senso di questo piccolo grande libro.
Quali sono i piani diversi che fanno Roma e che la rendono così intrattabile e cosi contraddittoria a volte? “Nel sottotitolo si parla di “due centri", dice Sandra, “di qua e di là dal fiume. In realtà sono molti di più perché Roma è davvero molto anarchica nella sua conformazione: Campo de'Fiori, Piazza Navona, Trastevere, il Ghetto, il Centro Nobile di piazza di Spagna fino al Pantheon. È sempre Roma, eppure avverti delle differenze forti. Ma Trastevere la vince su tutto: come scrivo nel libro "è proprio un'altra cosa".
Simona Zecchi |