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Salute: I giovani accendono la sigaretta per spegnere l'appetito PDF Stampa E-mail
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L’Istituto Superiore di Sanità traccia l’identikit del fumatore italiano. E tra le varie ragioni che inducono i ragazzi a iniziare se ne affaccia una nuova: quella di ridurre l’appettito con una sigaretta,nella speranza di dimagrire.



Roma 6 giugno 2011 - Ha un lavoro e reddito medio, è istruito, consuma 13,6 sigarette al giorno, spende più di 15 euro a settimana per acquistarle e non ha alcuna intenzione di lasciare il vizio. Ha iniziato a fumare a 17 anni influenzato dagli amici, fuma mentre guida, anche se ritiene che questo aumenti il rischio di incenti, ma non lo fa davanti ai bambini. Non vuole smettere perché gli mancherebbe la compagnia delle sigarette, non conosce i centri antifumo ed è contrario a estendere il divieto nelle aree pubbliche aperte. È questo il profilo del fumatore medio italiano realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e presentato lo scorso 2 giugno nell’ambito del XIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, in occasione della Giornata Mondiale contro il Tabagismo.

Secondo l’ISS i tabagisti in Italia sono 11,8 milioni, pari al 22,7% della popolazione. Quasi 8 milioni quelli che sono riusciti a smettere da più di 6 anni, per motivi di salute o per una maggiore consapevolezza dei danni. Più coscienti appaiono i giovani e i giovanissimi. L’80,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non ha mai fumato: è questa la percentuale nettamente maggiore rispetto a tutte le altre fasce di età. E ancora, i giovani compresi tra 15-24 anni, rappresentano l’unica fascia di età in cui il numero dei fumatori è diminuito tra il 2010 e il 2011 (dal 21,9% al 18,8%).

Nonostante ci siano dunque segnali di ottimismo tra i giovani, il 72,8% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni fuma 15 sigarette al giorno. L’influenza di amici e familiari continua a essere la principale spinta ad accendere la sigaretta (nel 64,9% dei maschi e nel 55,4% delle femmine). Mentre per la prima volta compare dalla ricerca la motivazione di iniziare a fumare legata al desiderio di ridurre l’appetito, soprattutto nelle nuove generazioni (tra i 15 e i 24 anni), che rappresenta l’1,2% di risposte in questa fascia d’età.

Intanto, un progetto condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università di Bologna e con l’Enea, mette in guardia dal rischio cancro derivante dalla presenza nelle sigarette di polonio. Lo studio ha campionato dieci marche di sigarette vendute in Italia (Camel Blu, Chesterfield Rosse, Diana Blu, Diana Rosse, Winston Blue, MS Rosse, MS Gialle, Merit Gialle, Marlboro Gold, Marlboro Rosse) e i valori ottenuti dalle analisi sul tabacco di queste marche hanno rivelato che il rischio biologico per un fumatore di 20 sigarette al giorno per un anno sarebbe paragonabile a circa 25 radiografie al torace eseguite in antero-posteriore. Il Polonio alfa-radioattivo 2010, infatti, si trova nei fertilizzanti usati nelle piantagioni di tabacco, i quali sono ricchi di polifosfati contenenti radio e piombo. Con la combustione delle sigarette il fumo diventa radioattivo e piombo e polonio raggiungono l’apparato broncopolmonare, fissandosi soprattutto nelle biforcazioni dei bronchi segmentari. Ed è qui, in combinazione con altri agenti, che si manifesta la sua attività cancerogena.

Sempre secondo l’Istituto Superiore di Sanità, infine, ogni anno in Italia sono 70mila le morti attribuite al fumo, il 15% dei 560mila decessi registrati in totale: 40mila per neoplasia polmonare e BPCO, 10mila per altri tumori legati al tabacco, tra le 15 e le 20mila per malattie cardiovascolari, 5mila per altre malattie.

 

 

Carlotta Di Santo

 

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