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Il menu' degli astronauti: scatolette, snacks e... parmiggiano reggiano PDF Stampa E-mail
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Per noi comuni terrestri è sicuramente una notizia che desta curiosità. Ma per gli addetti ai lavori, gli astronauti, il viaggio nello spazio del “re dei formaggi” viene celebrato semplicemente come un grande rientro in orbita. Il protagonista gastronomico dell’ultima missione della navicella spaziale “Endeavour” è stato proprio lui, il Parmigiano Reggiano, portato nella Stazione Spaziale Internazionale dall’astronauta italiano Roberto Vittori.

 

Roma 6 giugno 2011 - Già nel 2001 era stato inserito nella dieta di bordo dei cosmonauti russi in missione e nel 2005 è entrato ufficialmente nel “menu orbitale” di tutti gli astronauti della Stazione Spaziale.

L’aspetto di questa eccellenza del made in Italy a bordo dello shuttle è tuttavia un po’ diverso da quello che vediamo normalmente sulle nostre tavole: il formaggio, prima della partenza, viene infatti suddiviso in piccole porzioni monodose che possono essere consumate in un ambiente privo di gravità mediante specifiche  procedure, che devono essere adottate anche per tutti gli altri alimenti destinati alla sopravvivenza dell’equipaggio in missione. Quali, dunque, gli accorgimenti da seguire per “mettersi a tavola” nello spazio? A bordo della navicella non ci sono ne cucine ne frigoriferi.

Il cibo viene in gran parte preparato a terra, cotto e confezionato sotto vuoto in appositi sacchetti di plastica individuali usa e getta, al cui interno viene eliminata l’acqua mediante il processo della liofilizzazione, che permette una lunga conservazione. Al momento del consumo, le bustine vengono reidratate aggiungendo acqua con una speciale siringa e il tutto può essere riscaldato in un apposito scaldavivande elettrico. Il cibo così ricostituito ha il vantaggio di mantenere pressochè intatte le caratteristiche dell’alimento fresco. Per quanto riguarda il menu, esperti nutrizionisti verificano che la dieta giornaliera assicuri all’astronauta la giusta quantità di nutrienti e calorie in un ambiente con assenza di gravità, in cui l’organismo lavora e consuma poco.

Quindi regimi alimentari ben bilanciati e non eccessivi, con l’obbligo tassativo di “non ingrassare” anche perché le tute spaziali sono cucite a terra su misura dai sarti della NASA. La scelta dei cibi da portare in orbita è abbastanza varia: frutta secca, arachidi, dolci, biscotti, carne, pesce, caffè e succhi di frutta, tutto in forma disidratata all’interno di bustine di plastica, mentre l’acqua da bere è contenuta in bottiglie con tappo perforabile con una cannuccia. Il pane non è consentito a bordo, per evitare che le briciole, spargendosi, finiscano nelle apparecchiature ed è sostituito dalle tortillas.

Purtroppo in assenza di peso la percezione del sapore, odore e aroma di un alimento diminuisce notevolmente e per ovviare a questo inconveniente si da la preferenza ai cibi più salati e più piccanti. E il parmigiano? indubbiamente questo formaggio stagionato si presta ad una buona conservazione nello spazio, ma solo per un brevissimo periodo. Trascorsi alcuni giorni, infatti, anche i simpatici cubetti mono-boccone perdono il loro sapore e al gusto spaziale… si preferisce decisamente quello terrestre!

 

Giuseppe Lai

 

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