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| Nigeria: tra la questione religiosa e quella politica |
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In questi giorni si parla molto dell'ultima serie di violenze scoppiate nel Nord della Nigeria e che vedono contrapposte la comunità cristiana e la comunità mussulmana.
Roma 2 gennaio 2012 - Dietro gli attacchi alle tre chiese cristiane nella notte di Natale, non ci sono motivazioni religiose, almeno secondo le fonti attendibili del Vaticano, ma piuttosto spiegazioni politiche. Ma è un dato di fatto che gli attentati rivendicati da gruppi vicini al terrorismo islamico hanno provocato oltre ottanta morti il giorno di Natale a Jos, città di mezzo milione di abitanti situata nel cuore del paese, e crocevia degli scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria. Questo paese è diviso all’interno da un nord che si sente marginalizzato dal sud, regione dalla quale provengono praticamente tutti i ricchi e corrotti politici che determinano le sorti della nazione. A livello internazionale, la Nigeria è poi particolarmente importante, in quanto quinto esportatore di petrolio verso gli Stati Uniti e l’ottavo al mondo, e la crescente importanza dell’Africa a livello internazionale non può essere ignorata. Anche questo provoca malcontento perché la vendita del petrolio potrebbe teoricamente garantire ai nigeriani di vivere come gli europei, ma la corruzione dei politici di ogni livello e la scelleratezza delle multinazionali del petrolio lo impediscono. In questo mix di sentimenti rancorosi e negativi non ci si può stupire se qualcuno cavalca la rabbia stravolgendola, magari sostenendo con denaro e armi alcune fazioni in lotta. La religione diventa così solo mera contingenza di dinamiche politiche, ma un qualcosa su cui è facile convogliare odio e risentimento. Qualcosa che serve a dare un nemico insomma. Valeria Marcon |














