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| Le liberalizzazioni contro le sabbie mobili della nostra economia |
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Si pensa erroneamente che liberalizzare sia sinonimo di protesta mentre il suo significato più vero è racchiuso nel concetto di eliminazione delle restrizioni all’accesso ad un’attività economica che consentono quindi di portare il Paese fuori dalle secche della sua economia.
E ancora: più libertà per le edicole (soppressione del limite minimo di superficie per la vendita della stampa quotidiana e periodica e possibilità di praticare sconti sulla merce venduta), cinquecento notai in più ( più concorsi), separazione della rete del gas da Eni ( attraverso la separazione proprietaria dell’intera Snam Spa), estinzione dei crediti maturati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione attraverso l’assegnazione di titoli di Stato, sanzioni per i dirigenti della Pubblica amministrazione allo scopo di ridurre i ritardi nei pagamenti della Pa alle imprese. Pianificati inoltre meno vincoli per la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria e delle gallerie stradali, costituzione di un tribunale ad hoc per le imprese, misure a sostegno del settore autotrasporto (si prevede un intervento sull'anticipo del recupero delle accise sul gasolio). Secondo il premier Monti “le disposizioni consentiranno, nel breve periodo, di traghettare l'economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e possibilmente, nel medio-lungo periodo, di allinearla ai ritmi di crescita dei partners europei e internazionali". Il dato fondamentale da mettere in evidenza è che con le norme sulle liberalizzazioni e le riduzioni delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi euro si stima che il prodotto interno lordo potrebbe salire dell'11%, i consumi dell'8% e i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull'occupazione.
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