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| Il sorpasso del digitale: giornalismo on demand e inchieste on-line |
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Nasce il giornalismo on-demand: l’ultima parola ai lettori, mentre in America il digitale è sempre più sinonimo di qualità.
Basti pensare come nel 2010 il Pulitzer, il prestigioso premio giornalistico tanto agognato dagli addetti all’informazione americani, abbia assegnato alla categoria del “giornalismo investigativo” il primo premio a una testata on-line, Pro-Publica.org. La testata vinse con l’inchiesta “The Deadly Choices at Memorial” della giornalista Sheri Fink sulle tragiche conseguenze dell’uragano Katrina, verificatosi nel 2005, sugli ospedali di New Orleans. ProPublica è composta da pochi giornalisti diretti da Paul Steiger fuggito qualche anno prima dal celebre “Wall Street Journal”. ProPublica è completamente indipendente e no-profit ed è finanziata da due filantropi americani. Le inchieste vengono poi messe a disposizione gratuitamente agli altri organi di stampa. (Infatti poi il New York Times ha pubblicato l’inchiesta). Certo non è la prima volta che il Pulitzer si interessa a siti internet finalizzati all’informazione, ma sicuramente non era mai successo finora che una testata on-line vincesse un premio di tale importanza. Un’altra novità del Pulitzer 2010 è stato il premio per il migliore editoriale in fumetto a Mark Fiore, un vignettista che pubblica solo online, sul sito del “San Francisco Chronicle” (SFGate.com). D’altro canto anche qui in Italia si è affacciata una novità ragguardevole per quanto riguarda il mondo dell’informazione on-line. È nato infatti, sull’ impronta dell’americano Spot.us, Dig.it (Ask 2 Read). Il progetto si pone l’obiettivo di far scegliere direttamente ai lettori gli articoli e le inchieste di approfondimento; i lettori partecipano finanziariamente al sostenimento delle spese, assurgendo così al ruolo di editori. Dig-it puo essere considerato l’evoluzione del citizen journalism, il giornalismo partecipato degli utenti, dei cittadini i quali questa volta si affidano a dei professionisti ma decidono l’importanza e i contenuti di ciò che si pubblica. Bisogna dire che un’apertura e anzi un’operazione ben riuscita in campo del giornalismo on-demand è stato già raggiunto da AnnoZero nel marzo del 2010. Quando, con il primo intento di manifestare contro la censura, che proprio ad Annozero voleva mettere il bavaglio e se possibile le tenaglie, il conduttore Michele Santoro e la redazione tutta hanno proposto ai telespettatori di partecipare con un piccolo contributo ognuno (Euro 2,50) per trasmettere il programma fuori dei recinti della Rai. Hanno raccolto più del necessario, il quale e' stato poi utilizzato, così come promesso da Santoro, per altre iniziative. Un valido esempio, dunque, che dimostra quanto in realtà il bisogno e la volontà da parte di cittadini interessati all’informazione con la I maiuscola ci siano. Anche in Italia... Dig-it però, a quanto si evince andando a spulciare sul sito (www.dig-it.it) ha voluto fare qualcosa di più: vuole coinvolgere le intelligenze, far partecipare validi professionisti e segnalare iniziative dell’Information Technology che spesso non hanno un punto di riferimento in tal senso. “Inventiamo allora un diverso rapporto fra lettore e operatore dell’informazione senza intermediazioni di gruppi editoriali più o meno schierati” si legge sul ‘Chi Siamo’ del sito. Un dialogo continuo tra lettore e Rete, un’operazione maieutica che presuppone anche la proposta dell’utente stesso agli altri utenti, i quali se d’accordo “comprano” l’inchiesta. Gli scenari che si prospettano appaiono ancora un pò confusi e non permettono di dare oggi chiare indicazioni sul destino del giornalismo e sulla direzione che questo sta prendendo. Forse entrambi gli strumenti (carta spampata e web), affiancati da novità in campo televisivo quali Current TV, potranno convivere nello stesso settore ridistribuendo le risorse a seconda della varietà e delle esigenze di chi ‘compra’. Simona Zecchi |














