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Il Lazio valorizza la biodiversità in agricoltura PDF Stampa E-mail
Innovazione & Ambiente
Domenica 12 Giugno 2011 19:05
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Biodiversità. Una parola che indica la grande varietà di forme viventi che possiamo osservare intorno a noi. Api, farfalle, balene, foreste, sono solo alcuni esempi della biodiversità del nostro pianeta, risultato di 3 miliardi e mezzo di anni di evoluzione, una ricchezza inestimabile che oggi è minacciata proprio da chi dovrebbe tutelarla: l’uomo.


Roma 13 giugno 2011 - Tutela è quindi la parola d’ordine. Ed è anche la “parola chiave” del Progetto di cooperazione interregionale “Reverse” , finanziato dall’UE e presentato il 20 maggio scorso a Roma da ARSIAL, uno dei partner italiani.

Salvaguardia delle specie animali e vegetali tipiche dei vari territori, conservazione delle varietà genetiche di interesse agricolo che rischiano l’estinzione, realizzazione di un manuale di buone pratiche per la difesa della biodiversità.

Queste in sintesi le finalità del Progetto, che si rivolge all’intera Europa.

Alcune stime della comunità scientifica aiutano a comprendere il significato e l’importanza della biodiversità. A causa delle attività umane, le specie viventi stanno scomparendo a un ritmo 1000 volte superiore rispetto a quanto avviene normalmente per cause naturali e si stima che la metà delle specie che si conoscono attualmente potrebbe estinguersi entro il prossimo secolo. Per quanto riguarda l’agricoltura, il quadro non è meno drammatico: la grande varietà di cereali, ortaggi, piante da frutto e, naturalmente, le tante specie e razze animali, costituiscono una ricchezza preservata da generazioni di agricoltori e allevatori che rischia di andare incontro a una perdita irreversibile.

Diversi e complessi i fattori in gioco: la presenza massiccia delle multinazionali dell’agroalimentare, che nella logica di orientamento al mercato impiegano grandi estensioni di terreno per le produzioni industriali riducendo fortemente le varietà agricole e zootecniche autoctone; lo spopolamento delle aree rurali, anche a causa di insufficienti politiche di sostegno a favore degli agricoltori, i veri “custodi” della biodiversità; l’aumento costante della popolazione mondiale, con la conseguente deforestazione e trasformazione degli habitat naturali in aree agricole dove si pratica lo sfruttamento intensivo dei suoli e della manodopera locale.

Il Progetto “Reverse”, che coinvolge 14 partner di 7 Paesi europei, si propone di arrestare la perdita di biodiversità, identificando le azioni positive dei singoli partner europei mirate alla valorizzazione delle varietà genetiche e di favorire la loro diffusione in tutta Europa.

Il Lazio, attraverso l’ARSIAL (Azienda Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura) è sicuramente un partner virtuoso. E’ stata infatti tra le prime regioni italiane a dotarsi di una legge sulla biodiversità (L.R. n° 15/2000) al fine di  tutelare le risorse genetiche autoctone di interesse agrario del proprio territorio e, a distanza di dieci anni, il bilancio degli interventi effettuati in attuazione della norma può considerarsi positivo, a tal punto da essere inserito tra le buone pratiche da esportare in Europa. Tra i risultati raggiunti, l’inserimento nel Registro Volontario della Regione Lazio di 172 varietà vegetali e 27 specie animali locali e la realizzazione a livello territoriale di diverse esperienze di rilievo in termini di protezione della biodiversità.

Tra queste, di particolare interesse l’attività agricola biologica di un’azienda in provincia di Rieti, che da quasi 5 generazioni pratica un’agricoltura e una zootecnia nel rispetto dell’ambiente e della cultura tradizionale. Qualche esempio? l’allevamento dell’antica razza locale di maiale “Suino Nero del Reatino”, specie protetta dalla Legge 15/2000 e l’utilizzo per l’alimentazione animale di foraggi prodotti nell’azienda stessa. Ma c’è di più. L’azienda svolge anche attività agrituristica e da quasi un ventennio propone alla propria clientela la vendita diretta di carne di manzo, maiale e agnello. La carne, nel suo percorso “dal macello alla tavola”, non esce dai confini aziendali: la lavorazione e la trasformazione avvengono in loco e si utilizzano antiche ricette di famiglia per la preparazione di insaccati tipici. Insomma, un esempio di eccellenza locale che abbina alla buona conduzione aziendale la salvaguardia di saperi e sapori tradizionali.

 

Giuseppe Lai


 

 

 

 

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