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| Gli sprechi alimentari: nel 2011 consumatori più virtuosi |
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| Alimentazione - Alimentazione |
| Domenica 11 Dicembre 2011 00:00 |
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Quando si parla di disponibilità di cibo per la popolazione, si rende evidente in tutta la sua drammaticità la più grande delle contraddizioni che l’umanità è chiamata ad affrontare: lo spreco alimentare, un fenomeno che, solo in Europa, è cresciuto del 50% negli ultimi trent’anni, con ricadute etiche, ambientali, sociali, economiche e nutrizionali. Roma 12 dicembre 2011 - Tonnellate di cibo vengono eliminate nella spazzatura al pari dei rifiuti domestici, a fronte di circa 80 milioni di persone che in Europa vivono al di sotto del livello di povertà. In Italia, nell’anno in corso, sono stati gettati nel cassonetto in media 335 euro per famiglia, il 7% della spesa totale effettuata, con una riduzione degli sprechi, rispetto al 2010, pari al 3,8%. Sono i dati resi noti dall’ADOC, associazione di consumatori, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. Complice la crisi, i consumatori sono diventati più consapevoli della necessità di ridurre lo speco del cibo, che si attesta su livelli troppo elevati. Quali le cause? tra le principali, la poca attenzione al momento dell’acquisto. Il consumatore è spesso attratto dalle offerte promozionali, ad esempio il “compri tre paghi due”, che, nell’illusione del risparmio, lo spingono a riempire più del necessario il carrello della spesa. Un altro problema è quello delle confezioni: per un single è difficile consumare in due giorni un litro di latte; eppure è spesso costretto ad acquistarlo in tale quantità, perché in commercio quasi non esistono più le confezioni da mezzo litro. In generale, i prodotti monoporzione potrebbero contribuire a ridurre gli sprechi, indirizzando il consumatore verso più razionali scelte di acquisto. Fattori da non sottovalutare sono la data di scadenza e il termine minimo di conservazione, riportati sulla confezione. Mentre la prima è la data tassativa entro la quale il prodotto va consumato, il secondo, che prevede la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro..”, indica che quel prodotto può essere utilizzato anche dopo la data che figura in etichetta. Comprendere tale differenza può essere di aiuto ai consumatori, evitando che finiscano tra i rifiuti prodotti che possono continuare a stare in tavola senza alcun rischio. E non si devono dimenticare i costi di smaltimento dei rifiuti, che trarrebbero vantaggio da comportamenti più virtuosi. |













